I caffè più buoni e costosi al mondo - - Il Caffe Web

I caffè più buoni e costosi al mondo

Noi italiani siamo grandi bevitori di caffè e naturalmente riteniamo che il nostro espresso sia tra i migliori al mondo. Il caffè però si può gustare in tanti modi diversi e non siamo stati certo noi i primi a includerlo nella nostra dieta, o meglio tra le nostre tradizioni. Non c'è un accordo comune sulle origini del caffè, ma molti ritengono vadano ricercate a Kaffa in Etiopia, regione da cui avrebbe preso il nome. In ogni caso quando il caffè arrivò, per poi diffondersi in Europa, veniva già consumato da secoli in altre parti del mondo, in particolare nei paesi arabi.

Oggi quella per il caffè è una passione globale e spesso si sperimentano varietà di caffè e modalità di preparazione della bevanda, che non sono necessariamente quelle del proprio luogo di origine. Viviamo in un mondo sempre più globalizzato e questo consente di sperimentare gusti e tradizioni anche distanti, geograficamente e culturalmente. Ci sono oltre 25 varietà di caffè di cui non tutte coltivate per il commercio. Molte hanno davvero proprietà sorprendenti, per caratteristiche organolettiche e anche per il costo, che in alcuni casi le rendono prelibatezze davvero per pochi.

Black Ivory Coffee

Il Black Ivory Coffee è tra i caffè più costosi in assoluto a livello globale. Bisogna pagare ben €1.600 al kg per acquistarlo.

Proviene da Chiang Saen in Thailandia, al confine con Laos e Cambogia. La sua preparazione prevede che gli elefanti si nutrano delle bacche di caffè, che una volta parzialmente digerite ed espulse, vengono ben lavate e poi macinate. La polvere ottenuta dal caffè, che subisce questo particolare trattamento, ha note molto dolci che virano verso il cioccolato. Affinché si possa in fine ottenere un kg di Black Ivory gli elefanti ne debbono ingerire circa 33 di bacche di caffè, che vengono mescolate anche a delle banane e a del riso. Per queste ragioni se ne produce poco, appena 150 kg l’anno, motivo per il quale costa così tanto.

Il caffè hawaiano

Se un italiano, o un europeo in genere, pensa alle Hawaii, arcipelago americano dell’Oceano Pacifico, gli vengono in mente fiori, frutta tropicale, spiagge e bellezze naturali, probabilmente non un chicco di caffè. Eppure il Kona, varietà di caffè che prende il suo nome dalla zona dove cresce, è una vera e propria prelibatezza, tra le più ricercate dagli amanti della nota bevanda, al punto da essere diventato uno dei caffè più costosi.

Il caffè Hawaii Kona nasce sulle pendici dei vulcani hawaiani da quello che è un terreno estremamente fertile, in un ambiente con un clima ideale per produrre un caffè di alta qualità, che non a caso è amato e ricercato dagli intenditori. Questo particolare tipo di caffè, viene usato, tra l’altro anche per preparare il Kona Coffee Grog, un cocktail esotico e molto interessante, che è ormai un grande classico della miscelazione. Certo lo si può preparare anche con un buon 100% arabica, leggero e dalla bassa acidità, ma usare caffè hawaiano gli da una marcia in più, grazie ad un profumo e una struttura unici.

Kopi Luwak

La lavorazione del Kopi Luwak ricorda da vicino quella del citato Black Ivory, in questo caso però le bacche non vengono defecate da elefanti, ma da piccoli animali, gli zibetti, che vivono sulle palme nelle isole di Sumatra, Giava e Sulawesi. Anche in questo caso se ne producono pochi kg l’anno, circa 230 e di conseguenza il prezzo al kg è elevato, circa 800 euro.

Le bacche di caffè, dopo essere state date in pasto agli zibetti e poi espulse, vengono lavate con cura, tostate e macinate. Il passaggio animale, che indubbiamente impressiona la gran parte degli occidentali, conferisce a questo caffè aromi unici ed esotici, che vanno dalla prugna alla rosa. Costa circa 15 euro a tazzina, ma chi l’ha provato dice che l’esperienza li merita. Nel Sud Est asiatico questo caffè è diventato nel tempo popolare (specie tra i turisti), anche se non è per tutte le tasche, questo ha portato in alcuni casi ad un peggioramento delle condizioni di vita degli zibetti e ad un calo di qualità della produzione, potrebbe quindi, tra qualche anno, non venire più considerato tra i migliori al mondo.