Diritto alla portabilità dei dati: cosa sapere quando si decide di esercitarlo

Gli ultimi anni ci hanno messo davanti a una nuova concezione della protezione dei dati personali. Il GDPR, il Regolamento Europeo in merito, ha messo in primo piano diversi aspetti. Tra questi, rientra il diritto alla portabilità dei dati. Cosa deve sapere l’utente che intende esercitarlo? Nelle prossime righe, abbiamo cercato di rispondere assieme a questa domanda.

 

Diritto alla portabilità dei dati: cosa deve sapere l’interessato

L’interessato che intende esercitare il proprio diritto alla portabilità dei dati personali, deve innanzitutto essere consapevole del fatto che, nel momento in cui richiede l’accesso ai propri dati personali trattati da una determinata azienda, ha il diritto a riceverli dal titolare del trattamento. Un altro aspetto da sottolineare nel momento in cui si parla dell’esercizio del diritto alla portabilità dei dati personali riguarda la possibilità, per l’interessato, di richiedere il loro trasferimento a un altro titolare. Agendo in questo modo, per forza di cose, si va a limitare la responsabilità del titolare originario.

Per avere un quadro più completo della situazione normativa, è cruciale soffermarsi sul fatto che l’esercizio del diritto di portabilità dei dati personali non deve in alcun modo pregiudicare gli altri diritti dell’interessato.

Utile a tal proposito è fare un esempio concreto, chiamando in causa la situazione del titolare del trattamento che, a seguito della richiesta di portabilità dei dati personali, comunica all’interessato che, concretizzata la trasmissione, i dati sopra citati vengono cancellati. In questo frangente, ci si trova davanti a una violazione anche molto grave dei diritti dell’interessato.

 

I tempi

Nel momento in cui una persona si approccia al diritto alla portabilità dei dati, si informa, per forza di cose, sui tempi degli stessi. Cosa dice la legge in merito? Il Regolamento Europeo mette in primo piano l’obbligo di riscontro senza ingiustificato ritardo (articolo 12). Per dare qualche numero specifico, parliamo di un termine pari a un mese che, in casi sporadici, può essere prorogato di ulteriori due. L’interessato, in ogni caso,deve essere consapevole che l’orientamento del legislatore europeo è quello di mettere in primo piano una gestione il più tempestiva possibile delle richieste.

 

I costi

Per completare le informazioni che un interessato deve conoscere nel momento in cui decide di esercitare il suo diritto alla portabilità dei dati personali, è doveroso aprire la parentesi dei costi. Anche in questo caso, è possibile fare riferimento all’articolo 12 del Regolamento Europeo. Il testo in questione sottolinea l’impossibilità, per il titolare, di addebitare costi all’interessato. A questa regola, però, c’è un’eccezione. Quale, di preciso? La richiesta, che deve essere documentata, di richieste infondate e ripetitive.

 

Conclusioni

Non c’è che dire: non mancano assolutamente le informazioni delle quali è importante essere a conoscenza se si ha intenzione di esercitare in maniera consapevole il diritto alla portabilità dei dati personali. Oltre a quelle appena ricordate, è importante sottolineare che, da parte del legislatore, è evidente un impegno verso la semplificazione. A dimostrazione di ciò è possibile citare la richiesta di rendere il più possibile agevole la portabilità dei dati consentendo il download degli stessi e il trasferimento ad altro titolare tramite canali telematici.

Fondamentale è specificare che, in sede di concretizzazione della portabilità, il titolare ha la possibilità di approfondire l’identificazione dell’interessato, step cruciale per evitare che dati non legati a quest’ultimo vengano estratti e che nessun soggetto con intenzioni malevole possa entrarne in possesso. Concludiamo ricordando che la portabilità dei dati personali non comporta in alcun modo la perdita per l’interessato del diritto di accesso agli stessi (previsto dall’articolo 15 del GDPR).

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